La storia di George Adamski

George Adamski, nasce in Polonia il 17 aprile 1891; i suoi genitori emigrano negli Stati Uniti, a Dunkirk (New York), quando ha due anni di età. Acquisisce la cittadinanza nel 1915, durante il ser-vizio militare nel 13° Cavalleria, dove resta fino al 1919. Nel 1934 fonda e dirige a Laguna Beach (California) il monastero dell’Ordine Reale del Tibet, un circolo esoterico che diffonde i precetti di un misticismo di carattere universale, ispirato in parte al cristianesimo, in parte alle filosofie orientali.
A metà degli anni ‘40 la conoscenza degli oggetti volanti diventa la sua missione. Il suo primo avvistamento di un UFO, fotografato con l’ausilio del telescopio di sua proprietà, risalirebbe al 1946 e avrebbe avuto luogo alle pendici del monte Palomar (California), vicino alla sua abitazione. Nel 1950 la rivista Fate pubblica le fotografie.
Il 20 novembre 1952 è il giorno che rivoluziona la sua vita e le sue idee. Quel giorno, presso Desert Center, nel deserto della California, George Adamski avrebbe incontrato un alieno, un venusiano uscito da un’astronave. Lecito chiedersi se il suo contatti è realmente avvenuto e se i sei testimoni, che vi avrebbero assistito (le due coppie di coniugi George Hunt e Betty J. Williamson, Alfred C. e Betty M. Bailey, oltre a Lucy McGinnis ed Alice K. Wells), hanno dichiarato la verità, anche se le loro testimonianze scritte sono state rilasciate davanti ad un notaio.
Nel libro The Saucers Speak (I dischi parlano), sono trattati i contatti radio stabiliti prima e dopo il famoso 20 novembre 1952, proprio dai coniugi Williamson e Bailey, insieme agli studenti Betty Bowen e Ronald Tucker. Un’altra data fondamentale nella sua vita è il 13 dicembre 1952 quando poté scattare fotografie a pochi metri dello stesso disco volante che aveva portato sulla Terra il suo visitatore Nessuna prova di carattere scientifico può documentare come reali gli avvenimenti descritti in Flying Saucers Have Landed (tradotto in italiano: I dischi volanti sono atterrati), il primo libro scritto da Adamski, nel 1955, insieme a Desmond Leslie.
In Italiano sono stati pubblicati latri due libri:
A BORDO DEI DISCHI VOLANTI (Ediz. Mediterranee) – George Adamski, in questo libro, racconta quanto è avvenuto in seguito. Incomincia con il primo incontro, avvenuto il 18 febbraio 1953, con un secondo extraterrestre, il quale lo conduce su un Ricognitore venusiano che, a sua volta, lo porta ad un’astronave-madre. In seguito, il 22 aprile 1953, Adamski viene condotto a bordo di un Ricognitore saturniano e di un’astronave-madre saturniana. Adamski narra ciò che è avvenuto a bordo di quelle navi spaziali e ciò che gli hanno detto gli uomini e le donne venuti dallo spazio. In questo libro, Adamski presenta 16 nuove foto e illustrazioni, non più solo dei Ricognitori, ma anche delle grandi navi spaziali dalle quali questi vengono trasportati e lanciati. Il gruppo principale di tali foto fu scattato nell’aprile 1955, ed era inedito.
I DISCHI VOLANTI TORNERANNO (Ediz. Mediterranee) – In questo libro Adamski riassume ed interpreta le informazioni ricevute dai suoi amici extraterrestri, organizzandole in un compiuto discorso tecnologico e filosofico indirizzato agli uomini di un’epoca che ha visto gli abitanti della Terra muovere i primi passi nello spazio. Insegnante e conferenziere di successo, nonché appassionato di osservazione astronomica, Adamski, coadiuvato dai suoi allievi, riuscì a scattare un gran numero di fotografie di corpi celesti e di UFO. Avendo raccolto un numero sempre maggiore di prove dell’esistenza di astronavi aliene nella nostra atmosfera, egli si impegnò, mantenendosi sempre in un ambito rigorosamente scientifico, ad approfondire le sue cognizioni sul fenomeno.
I libri di Adamski sono stati tradotti in tutto il mondo e venduti in oltre due milioni di copie. 16 tavole fuori testo
Per Adamski si arrivò a creare, negli Stati Uniti il neologismo: contactee, in italiano contattista, per indicare chi dice di aver avuto un contatto con i piloti dei dischi volanti. Acquista notorietà internazionale; numerosi suoi seguaci affermano di essere entrati in contatto con intelligenze aliene: G.H. Williamson, Daniel Fry, Orfeo Angelucci, Truman Bethurun, Howard Menger. I contatti di Adamski e dei suoi discepoli seguono sempre lo stesso schema:
1. Richiamo telepatico.
2. Incontro con l’entità in un luogo isolato
3. Invito a bordo dell’UFO
4. Possibilità di osservare l’astronave
5. Viaggio nello spazio
6. Ascolto e memorizzazione di un messaggio “cosmico”, utile per il vero progresso dell’umanità
UFO dello stesso tipo di quello descritto in I dischi volanti sono atterrati furono segnalati da altre parti: Nell’ottobre del 1953 su Norwich (Inghilterra), l’astrofilo Potter della British Astronomical Association effettuò l’osservazione di un ordigno che descrisse come l’esatta riproduzione (rovesciata dal telescopio con cui la vide) della macchina di Adamski. Nel 1954, il tredicenne Stephen Darbishire di Coniston (Inghilterra) fotografò un UFO che volava su una collinetta. L’immagine mostrava un oggetto brillante dai contorni indistinti. Una proiezione ortografica, eseguita dall’ing. Leonard Cramp, confermò che gli oggetti delle foto di Coniston e di Adamski erano delle medesime proporzioni. Il 15 settembre 1965, dalle cinque alle otto di sera, furono visti su Santa Coloma (Andorra) e così pure dalla vicina Engordany, due UFO del tipo Adamski (con le tre sfere o dispositivo di atterraggio nella parte inferiore e a forma di campana) posti uno sopra l’altro, che improvvisamente partirono verticalmente a gran velocità…
In I dischi volanti sono atterrati, però, Adamski dichiara che il decollo del disco da Desert Center doveva essere stato osservato da aerei militari in volo sulla zona, facendo riferimento ad un B¬36 dell’USAF. In una lettera inviata il 3 Agosto 1956 dal Centro Informazioni Aereotecniche della base USAF di Wright¬Patterson al cittadino Richard Ogden, si ha la conferma delle segnalazioni di un UFO da parte di un pilota militare, sulla zona di Desert Center, appunto il 20 novembre 1952.
Un altro elemento, che potrebbe riferirsi direttamente al presunto contatto nel deserto, è il misterioso scritto avuto da Adamski, a suo dire, il 13 dicembre 1952.
Gli stranissimi segni impressi sulla pellicola sono stati da molti indicati come uno spettacolare ma ingenuo falso.
Nel 1949, il noto archeologo ed esploratore professor Marcel Homet, nelle impervie regioni del Brasile nord¬orientale, aveva scoperto un ciclopico blocco roccioso ovoidale coperto da numerosi indecifrabili gruppi di ideogrammi: la Petra Pintada, frutto di un’ignota cultura preincaica.
Il professor Homet elaborava il materiale raccolto nel volume I figli del sole, mentre Adamski pubblicava I dischi volanti sono atterrati.Uscito il libro di Homet, si costatò che gli ideogrammi erano gli stessi sia nella Petra Pintada sia nel messaggio adamskiano. Non era pensabile che Adamski potesse essere venuto a conoscenza delle scoperte del professor Homet.

Gli incontri ravvicinati del Terzo Tipo in ITALIA


di Riccardo Morandi (G.A.U.S)

Gli I.R.3
Che cosa sono gli ir3 ?
La questione Italiana
Classificazione morfologica degli alieni nei casi italiani di IR3

Tipologie di Alieni
Umano
Umanoide
Scafandrato
Animale
Robot
Apparizione
Esotico

Che cosa è un I.R.3 ?


Gli incontri ravvicinati del terzo tipo (talvolta abbreviati con IR3) rappresentano la tipologia di fenomeni distinti da J . A. HYNEK sicuramente più discussa e controversa per fonti e prove concrete.
Mentre negli incontri ravvicinati de primo e secondo tipo il presunto testimone si trovava davanti a fenomeni costituiti soprattutto da aeromobili volanti, in questo tipo di incontri il soggetto osserva anche presunti occupanti di tali stutture.
Tali incontri sono stati resi famosi dall’omonimo film di Spielberg, anche se nell’immaginario collettivo ( e non solo…….) è sempre stato presente il desiderio di incontrare il “fratello spaziale”.

La questione italiana


La questione riguardante la penisola italiana è alquanto complessa e merita di essere trattata in maniera diversa dalla casistica mondiale.La casistica riguardante gli I.R.3 in Italia è molto ricca e storicamente di estremo interesse. Proprio in Italia infatti, il 14 Agosto 1947, 50 giorni dopo la prima segnalazione U.F.O. di K.Arnold, il prof. Luigi Rapuzzi Johannis avrebbe vissuto il primo I.R.3 al mondo dopo il dopoguerra; inoltre l’influenza degli incontri ravvicinati del terzo tipo italiani nella casistica mondiale è evidente, specialmente durante l’ondata del 1977/78

 

Classificazione morfologica degli alieni nei casi italiani di I.R.3


L’importanza degli I.R.3 dipende soprattutto dal fatto che l’osservatore viene in contatto con il presunto alieno: lo studio di questo tipo di fenomeni preclude quindi una documentazione e una classificazione delle entità. Nella casistica italiana possiamo distinguere diversi tipi di alieni, molti dei quali collegabili ad altri I.R.3 avvenuti in altre parti del mondo. Prima di parlare di altezza, forma e comportamento è necessario chiarire che stavolta, a differenza degli I.R.1 e I.R.2 non si ha nessuna conferma tangibile, foto, filmati ecc. Ciò non scredita comunque il fenomeno I.R.3 in quanto sono più che convincenti le coincidenze e le testimonianze dei soggetti che sono risultati del tutto sani mentalmente e quindi credibili al 100%.
Dobbiamo aprire però una ulteriore parentesi riguardante il contattismo, fenomeno incluso all’interno degli I.R.3. Bisogna distinguere coloro che sostengono di avere avuto contatti fisici, ma esclusivamente fortuiti, con entità aliene e quanti si dicono in rapporto fisso con intelligenze extraterrestri, di cui sarebbero emissari ed operatori: questi ultimi sono definiti in ufologia “contattisti”.

UMANO:
Si presentano in lontananza come soggetti umani, anche se hanno qualche caratteristica che li rende “strani”.( es.Capelli, occhi, abbigliamento “fuori luogo”…)

UMANOIDE:
Si presenta simile all’uomo ma con differnze morfologiche talcente evidenti che difficilmente scambiato per uomo. ( es. Altezza spropositata)

CAFANDRATO:
Si presenta come un essere dotato di tuta, respiratore e casco. Sono i più diffusi nella casistica italiana.

ANIMALE:
Vengono descritti come animali con strani caratteristiche e accompagnati da oggetti volanti (fenomeno comune a diversi altri casi.

ROBOT:
Si presentano come entità aventi movimenti rigidi e apparentemente automatizzati. La diffùsione nella casistica risulta cospicua.

APPARIZIONE:
L’entità si presenta evanescente e priva di una concretezza materiale che la fa rassomigliare ad un fantasma o spirito.

ESOTICO:
Questa categoria raccoglie le aparizioni di esseri dall’aspetto bizzarro e strano. Ciò non deve compromettere comunque la validità e il giudizio sul caso.

ANALISI DEL FENOMENO DEI BLOCCHI DI GHIACCIO

Firenze, 9/2/2000

Cominciato l’8 gennaio scorso in Spagna, dove ne sono stati contati oltre quarantacinque, il fenomeno degli ormai noti “proiettili di ghiaccio” sembra aver colpito anche i cieli di tutta Italia, causando nella popolazione una vera e propria psicosi collettiva.Soltanto il 25 gennaio sono cadute sei “macroidrometeore”, la più piccola pesava 750gr., la più grande 5Kg. Il primo proiettile, segnalato ad Ancona, ha ferito un operaio, gli altri, per fortuna senza danni, sono stati rinvenuti a Roma, Milano, Casale Monferrato, a Brondolo (nei pressi di Venezia), Bologna, Vicenza ed infine Terni, dove uno è piombato sulla tettoia di un centro commerciale. Sull’origine di questi aeroliti si sono formulate diverse ipotesi: che si tratti di un fenomeno meteorologico, simile alla grandine, oppure astronomico, che siano in altre parole frammenti di comete o di corpi celesti; o, più banalmente che si tratti di materiale scaricato in volo dagli aerei. La questione consiste, però, nel fatto che tutte queste ipotesi trovano altrettanti ostacoli al livello scientifico; verbi causa: Giordano Cevolani del Centro FISBAT del CNR ed esperto di meteoriti rifiuta l’ipotesi di un’origine spaziale di tali corpi, affermando che essi dovrebbero essere troppo grandi all’origine per non essere avvistati dai satelliti in orbita. Il masso di ghiaccio che impatta con l’atmosfera dovrebbe essere delle dimensioni di un quartiere cittadino per rimanere, alla fine, un masso di circa cinque Kg. dopo aver attraversato l’atmosfera ed essersi sciolto per il grande calore dell’attrito. Altrettanto, per quanto ne dicono i comandanti dell’aeronautica militare italiana, è da scartare il collegamento degli aeroliti con i velivoli aerei. La formazione di ghiaccio sulle ali o sulla coda viene rimossa, infatti, con un sistema di riscaldamento, prima che il ghiaccio superi il cm di spessore, misura oltre la quale il profilo aerodinamico delle ali si deformerebbe, riducendo la portanza del veivolo. Sarebbe possibile, semmai, una formazione di ghiaccio sul carrello, ma solo poco dopo il decollo di un aereo da una pista completamente coperta di neve, elemento che non è nei casi presi in esame. Infine il professor Guido Visconti, fisico dell’atmosfera all’Università de L’Aquila, contesta l’ipotesi di fenomeno atmosferico di origine grandinigena, poichè in questi giorni, a suo parere, non si sono presentate le condizioni climatiche adeguate, in altre parole delle situazioni temporalesche, termine unico e fondamentale per la creazione di chicchi di grandine o di macroidrometeore ad essi riconducibili.

Un enigma contundente, insomma, che non sembra aver risposta attualmente. La scienza che scopre nuove galassie, che decifra la stele di Rosetta e il genoma umano, deve forse arrendersi all’inesplicabile? Oppure divenire semplicemente originale e adombrare, come è avvenuto in Parlamento, una probabilità di omissis meteorologici? Fortunatamente, a toglierci dall’ingorgo delle ormai innumerabili segnalazioni e a concederci un bagliore di certezza, in questi giorni, in Italia, si sono esposti al pubblico ludibrio numerosi individui rei di aver prodotto artigianalmente molti degli aeroliti segnalati. Ci troviamo, quindi, di fronte all’azione di centinaia di beffe, di squallidi divertimenti di alcuni buontemponi; ma resta in ogni modo un interrogativo: quale sia il limite tra la scienza e lo scherzo; d’altronde non ci si spiegano i blocchi caduti in Spagna né possiamo imputare la totalità dei casi registrati in Italia alla poco delicata ironia di alcuni burloni; altrimenti per quale arcano motivo, ad esempio, in Francia nessuno ha avuto l’intenzione di scherzare su questo fenomeno e soltanto nelle due regioni colpite si sarebbero svegliati giullari fin troppo operosi?! E’ per questo che si persiste nell’indagine. Nonostante che il più grande chicco di grandine conosciuto sia conservato a Boulder, in Colorado, e pesi 960 gr la cronaca contemporanea non è aliena dal riferirci già nel 1950, notizie di pezzi di ghiaccio pesanti anche sette Kg caduti in Inghilterra su una fattoria di Devonshire: uno dei più grossi fu rinvenuto conficcato nel terreno accanto ad una pecora decapitata da un bolide. Afferma il fisico Gerald Holton: “Lo scienziato sta di fronte ad un oceano d’ignoranza, ed è proprio questo l’impulso che lo guida. E’ in questo “oceano” che ci è lecito cercare una risposta plausibile. Secondo la microfisica delle idrometeore, infatti, la grandine risulta come precipitazione atmosferica di ghiaccio in forma di granuli sferoidali di diametro compreso generalmente tra i tre e i dieci mm. La sua formazione avviene notoriamente per crescita secca o per crescita bagnata. Nel primo caso, all’interno di cumulonembi grandinigeni, si formano dei germi di ghiacciamento, comunemente denominati “nuclei”, rappresentati da minuscoli frammenti di sostanze organiche ed inorganiche quali: polline, fumi, ceneri. Attorno ad essi si stratificano delle goccioline sopraffuse (in altre parole gocce di acqua allo stato liquido a temperatura di 0°C), che a contatto con il nucleo di ghiaccio congelano molto rapidamente a temperatura relativamente molto bassa, mantenendo in parte la loro individualità, giacché tra l’una e l’altra rimangono intrappolate molecole d’aria; si forma così una struttura ben definita che è riconoscibile dalla caratteristica forma a strati microcristallini di colore opaco ed aspetto granuloso. Nel secondo caso, le goccioline sopraffuse sono più numerose e di maggiori dimensioni; esse congelano sempre attorno ad un nucleo ma a temperatura più alta rispetto alla formazione per crescita secca e, soprattutto, parte di esse si disperde, creando uno strato di ghiaccio uniforme. Naturalmente la porzione di goccioline non congelatasi è soffiata via da vento relativo nella scia del chicco di grandine stesso, ove si trasforma in microcristalli con carica elettrica positiva, lasciando invece all’interno del nucleo una carica elettrica negativa. Questi microcristalli vengono poi spinti verso le parti più alte dell’atmosfera attraverso correnti ascensionali. Anche in questo caso il chicco di grandine presenta una conformazione ben riconoscibile in una struttura microcristallina o macrocristallina di colore trasparente e di aspetto vetroso. Si tratta in sintesi di un gioco di ascensione e discensione del granulo nelle correnti atmosferiche fino al momento in cui, non riuscendo più a compensare la forza di gravità attraverso correnti ascensionali molto forti, il chicco diviene troppo peso e precipita. Nell’analisi dei campioni rinvenuti in questi giorni, si è riscontrata una struttura cristallina purissima e di lucentezza spiccata nel nucleo con, sulla superficie, qualche residuo di origine chimica conosciuta (smog, catrame terriccio…), tutti elementi che le macroidrometeore hanno sicuramente inglobato al momento dell’impatto col suolo. Aggiungiamo, fra l’altro, che è del tutto naturale che la maggior parte della composizione chimica di tali blocchi di ghiaccio consista in acqua distillata, considerando che l’acqua in natura è elemento che si rigenera e si depura automaticamente. Scartando quindi le ipotesi sopraccitate, si può ricondurre il fenomeno ad una soluzione scientifica di tipo naturale. In queste ultime settimane, infatti, si sono verificate delle condizioni climatiche fuori della norma stagionale; ripercorrendo le previsioni meteorologiche giornaliere ci accorgiamo che gran parte dell’Europa settentrionale è stata investita dall’alta pressione, la quale si è successivamente estesa dall’Inghilterra sino ai Balcani, ricoprendo, così, anche l’Italia. Lungo il bordo est dell’alta pressione si sono sviluppati impetuosi venti gelidi che hanno abbassato fortemente le temperature medie in tutta Europa. Si sono, quindi, scontrati il fronte caldo che ricopriva la Spagna con il fronte freddo proveniente dalla Grecia; questi fattori hanno probabilmente creato, nell’alta atmosfera, correnti ascensionali fortissime in grado di sostenere forme granulari di ghiaccio di ingenti dimensioni formatisi da chicchi già grossi in origine per ulteriore aggiunta di goccioline sopraffuse. Inoltre le analisi chimico-fisiche del CNR di Pisa hanno dimostrato la presenza, all’interno dei blocchi di ghiaccio, di un particolare tipo di ghiaia rinvenibile sulle piste degli aeroporti. Ciò ha indotto i ricercatori ad ipotizzare che le macroidrometeore si siano formate su un nucleo composto di un agglomerato di particelle di tale caratteristica ghiaia poi precipitate dalla struttura stessa del veivolo, presumibilmente dai motori. Tuttavia, gli ingegneri aeronautici e gli esperti di avionica interpellati hanno categoricamente escluso tale origine, vista l’impossibilità che un aereo trasporti senza precipitare un peso così ingente, in qualunque parte esso si formi. Non abbiamo motivo di dubitare dell’attendibilità scientifica di entrambe le categorie di esperti; tuttavia ci sembra opportuno conciliare le due opinioni, ipotizzando che le particelle di ghiaia costituiscano effettivamente il nucleo dei blocchi di ghiaccio analizzati dal CNR. Ciononostante tali granuli non si sarebbero formati sulla carlinga dei veivoli, come è stato suddetto, bensì negli strati alti dell’atmosfera all’interno di cumulonembi grandinigeni con l’ausilio delle stesse particelle di ghiaia, inizialmente adsorbite sulle strutture esterne dei veivoli, successivamente distaccatesi e trasportate dalle correnti d’alta quota dentro ai già citati cumulonembi grandinigeni. Peraltro un’interessante spiegazione si potrebbe far risalire alle eruzioni avvenute di recente in Ecuador e in Nicaragua di imponenti vulcani completamente innevati, i cui crateri sono situati ad alta quota. Le nubi sprigionate dalle eruzioni hanno ricoperto centinaia di Km di porzione della stratosfera, riversandosi velocemente verso l’Europa. Come ben si sa dalle precedenti eruzioni vulcaniche (vedi l’episodio di Krakatau), le nubi sprigionate abbassano sensibilmente le temperature terrestri nel loro cammino atmosferico, prima di estinguersi. A maggior ragione la “nubes” vulcanica dell’Ecuador e del Nicaragua potrebbero aver originato, a contatto con la bassa pressione in Spagna e in Italia e con le notevoli correnti ascensionali di questi ultimi giorni, il raffreddamento delle particelle d’acqua e vapore che la conformavano, causando il ben noto fenomeno delle macroidrometeore di ghiaccio.

Ad ulteriore conferma delle tesi di origine naturale ed eterogenea di quest’evento extra ordinario si presenta la scomparsa repentina dei blocchi gelati con l’immediato rialzo della temperatura nei primi giorni di febbraio. Così, a dispetto di ogni ricamo fantasioso creato su tale vicenda, crediamo di aver esaurientemente e logicamente provato l’elemento ambientale che fino a questo momento non era stato considerato e che non poteva essere ignorato al punto da risolvere l’intera questione in una banale inadempienza scientifica o in un semplice scoop settimanale insabbiatosi troppo velocemente.

Lyuba Lombardi Dott. Martin K. Jones