Ricerca Scientifica condotta dall’Universita’ di Padova

Stiamo cercando persone che riferiscono esperienze di contatto con alieni per uno studio, sulle caratteristiche del ricordo, condotto da due dott.sse dell’Università  di Psicologia di Padova.

Non è necessario che i soggetti comunichino i loro nomi e cognomi.
Verrà garantita la massima privacy ed ogni informazione personale non verrà divulgata.

Per chi avesse avuto queste esperienze o per ulteriori informazioni potete scrivere a info@gaus.it.
Le mail verranno inoltrate direttamente alle ricercatrici.

IL GAUS

IN EVIDENZA !

RICERCA SCIENTIFICA CONDOTTA DALL’UNIVERSITA’ DI PADOVA

Si ricercano persone che riportino chiare e nette esperienze di contatti alieni per uno studio psicofisiologico relativo ai meccanismi della percezione degli alieni.

Potete scrivere a info@gaus.it le mail verranno inoltrate direttamente ai ricercatori.

 

 

Viaggiare più veloci della luce

Due fisici statunitensi stanno studiando la possibilità di superare realmente questo limite

 

Avete mai pensato di viaggiare a bordo dell’Enterprise alla velocità della luce? O addirittura di superarla? Il vostro sogno potrebbe diventare realtà. Mentre cresce la febbre per l’uscita al cinema dell’undicesimo film della saga di Star Trek, due scienziati americani stanno studiando una nuova possibilità per raggiungere la «propulsione a curvatura». E per il momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica.

 

PROPULSIONE A CURVATURA – Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.

LO STUDIO – Secondo quanto riportato dal sito statunitense Science Daily , due fisici americani sarebbero al lavoro per realizzare questa spinta fantascientifica nel mondo del reale. Gerald Cleaver e Richard Obousy, infatti, sono convinti che manipolando una porzione di spazio attraverso un’ingente concentrazione di energia si potrebbe arrivare alla creazione di una «bolla» in grado di spingere l’astronave a una velocità ben superiore rispetto a quella della luce. Un effetto del tutto simile a quello derivante dal cavalcare un’onda. Presupposto necessario agli studi dei due scienziati è la M-theory , un recente sviluppo della Teoria delle stringhe che aumenta le dimensioni dell’universo a undici. Sarebbe, infatti, proprio attraverso l’intervento in questa undicesima dimensione che si creerebbe l’energia necessaria a questa super propulsione, nello stesso modo in cui potrebbe essersi espanso l’universo dopo il Big Bang.

FUTURO LONTANO – La Teoria della relatività di Einstein non esclude la possibilità di superare la velocità della luce, ma asserisce che per farlo sarebbe necessaria una quantità di energia infinita. Quantità che invece Cleaver e Obousy hanno ricalcolato e che risulterebbe pari “soltanto” all’intera massa di Giove. Il viaggio interstellare alla ricerca di nuovi mondi e nuove civiltà potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice espediente cinematografico, anche se probabilmente passerà molto tempo prima che si riesca a creare la tecnologia in grado di sfruttare questo tipo di energia.

Vita su Marte – batteri nel meteorite proveniente da Marte

di Roberto Andro’

Un dato di fatto e indiscusso è il ritrovamento avvenuto in Antartide di un meteorite, chiamato ALH84001, dove all’interno sono state trovate presumibili tracce fossili di batteri. Ciò ha spinto maggiormente l’interesse pubblico e scientifico sul fatto che sul pianeta rosso possa esserci o esserci stata la vita.

Tutto ciò’ attualmente e’ uno stato di fatto.

Personalmente, non sono mai riuscito a levarmi dalla testa una domanda… com’è avvenuto il ritrovamento e com’è stato possibile capire che il meteorite provenisse da Marte.

Facendo qualche ricerca si arriva a quanto:

Il meteorite ALH84001 fu ritrovato nel 1984 dalla ricercatrice Roberta Score che faceva parte di una spedizione della ANSMET (Antartic Search for Meteorites). ALH84001 fu chiamato così in quanto ritrovato sulle Allan Hills in Antartide; 84 sta per l’anno in cui è stato scoperto e 001 in quanto fu il primo meteorite delle Allan Hill ad essere studiato a Houston.

Roberta Score ricorda così l’avvenimento:

“ La mia prima spedizione.. risale appunto al Dicembre 1984 e sarà ben difficile che la possa dimenticare. Da quasi un mese il nostro gruppo di 7 persone lavorava ai piedi delle colline di Allan Hill ed i risultati fino ad allora raggiunti erano stati eccellenti: basti dire che il nostro bottino superava ormai i 100 nuovi esemplari di meteoriti…lo spettacolo che si apri’ ai nostri occhi quel mezzogiorno del 27 Dicembre’84 era davvero speciale: ci trovammo infatti di fronte ad un incredibile sistema di guglie e colline alte alcuni metri che il gelido vento antartico aveva scolpito nel ghiaccio con un processo non dissimile a quanto succede nei deserti di sabbia. Lo spettacolo era tanto affascinante che ci fermammo un’ora ad esplorare la zona: fu in questa occasione che i miei occhi cascarono su una roccia completamente diversa da tutte quelle che avevamo raccolto finora.”


ALH84001 appena ritrovato aveva un peso approssimativo di 2 kg e misurava 17×9.5×6.5 cm.

L’oggetto era chiaramente un meteorite e dalle analisi effettuate fu stabilito che avesse un’età di 4.5 miliardi di anni. Si credette quindi che fosse una diogenite, ovvero un tipo di meteoriti che si pensa provengano dall’asteroide Vesta, anche se vi era la presenza di carbonati, sostanze non presenti nelle diogeniti.

Ulteriori analisi portarono all’evidenza che vi era la presenza di Ferro altamente ossidato (Fe 3+. Tale ossido non poteva essersi formato in ambienti privi di ossigeno e quindi era da escludersi che potesse essere una diogenite. Le analisi si spostarono quindi sui Solfuri e quindi si noto che mentre le diogeniti contengono dei solfuri a bassa ossidazione FeS, ALH84001 conteneva solo FeS2 ovvero solfuro di Ferro ad alto grado di ossidazione.

Solo un’altra categoria di meteoriti presentano un’alta concentrazione di FeS2, ovvero i meteoriti SNC di origine marziana; ALH84001 è quindi di origine marziana.

Ma come sappiamo che le SNC sono di origine marziana?

Il Nome SNC deriva dalla località in cui tali meteoriti furono inizialmente ritrovate. I posti erano Shergotty India 1985, Nakhla – Egitto 1911 e Chassigny Francia 1815.

Una caratteristica comune era la loro natura vulcanica ed un’età più recente rispetto ad altri meteoriti.

Questi fattori hanno portato alla conclusione che queste potevano appartenere solo alla Terra, Venere o Marte. Escludendo la Terra e Venere a causa della sua gravità e la presenza di un’atmosfera più’ consistente, il candidato più vicino rimaneva Marte anche per le sue minori dimensioni e minore gravità.

Considerando gli effetti dell’impatto di un corpo celeste sul pianeta, i minerali costituenti i frammenti avrebbero subito un processo di vetrificazione che si accorda con l’altra caratteristica comune delle SNC, ovvero di essere le più vetrificate di tutte quelle conosciute.

Un metodo per datare la formazione vetrosa è quello in cui si misura il gas rilasciato dai frammenti vetrosi riscaldandoli; uno degli isotopi del gas argon ( 40Ar ) è il prodotto del decadimento del potassio 40 ( 40K ) e, nella tecnica di datazione radiometrica, la sua misura è essenziale per stimare l’età di formazione della fase vetrosa e dunque il tempo al quale avvenne l’impatto meteorico che diede origine al meteorite. A seguito dell’analisi si arrivo’ ad una data che portava a 6 miliardi di anni.
La misura ricavata non poteva essere reale. Ma l’anomalia e’ spiegabile se la fase vetrosa conteneva del gas 40Ar all’interno che non era dovuto al solo decadimento del potassio 40. Questo gas poteva essere rimasto intrappolato nella meteorite durante la fase di formazione del vetro, presumibilmente dall’atmosfera del pianeta (o asteroide) da cui venne generato. Successivamente , analizzando gli altri gas intrappolati nel vetro della meteorite, si arrivo’ alla conclusione che la loro composizione era identica a quella presente nell’atmosfera marziana così come dai dati forniti dalle sonde Viking.

In seguito furono effettuate analisi analoghe ad altre SNC ed i risultati confermarono i risultati precedenti. Ciò’ conferma maggiormente che le SNC provengono da Marte a seguito di collisioni di corpi celesti sulla sua superficie.


Il meteorite Alan Hills A81005 rinvenuto in Antartide nel 2001, durante una spedizione finanziata dal “National Science Foundation” e dalla NASA allo scopo di cercare indizi sulle origini del Sistema Solare e la possibile presenza di vita su Marte.

Da altre analisi su ALH84001 è risultata una misurazione di un rapporto Xeno129/Xeno132=2,4, identico a quello dell’atmosfera marziana.

Studi basati su gas nobili come l’Argo, hanno portato alla conclusione che Il distacco del meteorite da Marte sembra essere avvenuto circa 17 milioni di anni fa a seguito dell’impatto di un asteroide con il pianeta.

C’e’ chi sostiene di aver probabilmente individuato anche il cratere.

Considerando che il cratere doveva essere causato da un asteroide che impattò a forte inclinazione, che il territorio dovesse essere molto antico ed inoltre interessato dalla presenza di acqua (a causa della presenza dei carbonati), le indagini hanno portato la ricercatrice Nadine Barlow ad individuare nel cratere di 11,3×9 Km in Hesperia Planitia (12°S e 243° Ovest) il possibile punto di impatto.

Ma i carbonati presenti all’interno di ALH84001 portarono ad altre scoperte.

All’interno di questi , sono state scoperte grosse quantità di idrocarburi aromatici policiclici (PAH).

Questi possono esser derivati dalla decomposizione di molecole organiche , ma anche dalla combustione di prodotti petroliferi (origine terrestre) o addirittura far parte di quella categoria di idrocarburi che sono stati ritrovati anche nelle polveri cosmiche.


I due crateri candidati come luogo di origine di ALH84001

Ulteriori ricerche effettuate da E.K.Gibson e Kathie L. Thomas-Keprta sui carbonati portarono alla scoperta di strutture ovoidali allungate fino ad ora mai riscontrate in altri meteoriti e che assomigliano moltissimo a batteri fossili.

  

Attualmente vi sono varie diatribe tra i sostenitori della presenza dei batteri fossili e chi invece sostiene che si tratta di un artefatto e che ciò che sembrano essere colonie di batteri altro non siano che lamelle di cristalli di pirosseno (la base mineralogica del meteorite) il cui orientamento potrebbe essere collegato a qualcuno dei tanti fenomeni di shock da impatto subiti dal meteorite durante la sua storia geologica (J.P. Bradley Georgia Institute of Technology).

Le prove a sostegno che si tratti di batteri fossili sembrano più’ consistenti , dato che sembra siano stati riscontrati frammenti di una pellicola carboniosa all’interno di parecchi granuli di carbonati. E sulla Terra pellicole di questo tipo, denominate Biofilm, sono secrezioni tipiche del metabolismo batterico.

Alcune considerazioni:

1) Considerando l’alta concentrazione di Ferro altamente ossidato, su Marte doveva esserci quindi una forte quantità’ di ossigeno.

2) La ALH 84001 si è distaccata relativamente da poco , 17 milioni di anni fa. L’atmosfera riscontrata su Marte è identica ai gas intrappolati sulle SNC, quindi da almeno 17milioni di anni l’atmosfera marziana non e’ cambiata. Non si capisce bene se nelle vetrificazioni di ALH84001 siano contenuti gli stessi gas, per ora vi e’ un riferimento al rapporto di Xeno ed alla presenza di FeS2.
3) Stabilire quale possa esser stato il cratere di origine è un po’ difficile, ritengo che non basti cercare un cratere allungato, perchè vi sono troppe variabili in gioco. In pratica a seconda della posizione del pianeta al momento dell’impatto, potrebbero essere tutti i crateri dove si sospetti vi sia stata originariamente presenza d’acqua, ed allo stesso tempo nessuno di essi.

4) Finche’ non si avranno dei campioni originali di Marte per effettuare i vari riscontri, non e’ possibile stabilire l’esatta provenienza delle SNC e quindi di ALH84001.

5) Il ritrovamento di ALH84001 in Antartide come è avvenuto? Io ritengo la cosa molto importante; dalla descrizione fatta, sembra che questi corpi vengano trovati alla luce del sole. Un corpo di 2 Kg (anzi forse di più, 2 kg e quello che rimane) che impatto ha sulla su una superficie ghiacciata? O meglio: un corpo probabilmente incandescente che a seguito del disgregamento avvenuto nell’atmosfera, che impatto avrebbe su una superficie ghiacciata e nevosa?

6) Se ALH84001 si e’ distaccato da Marte 17 milioni di anni fa , quando sarà entrato nell’atmosfera terrestre?

Se è entrato milioni di anni fa , avrebbe impattato probabilmente su un continente antartico privo di ghiacci, e se anche vi fossero stati , gli strati di ghiaccio che si sarebbero formati successivamente lo avrebbero ricoperto di diversi metri. Oppure ALH84001 ha girovagato 17 milioni di anni per cadere nel 1984 il giorno prima della scoperta, si perché se no la neve avrebbe dovuto coprirlo con il passare dei giorni…ma e’ possibile che a seguito dell’impatto fosse rimasto allo scoperto su una superficie piana cosi’ a vista?

La foto di un ritrovamento simile in Antartide e’ abbastanza strana…

Non dubito che questi siano meteoriti, ma fondamentalmente la loro origine può’ essere messa in dubbio, e la loro scoperta (quelli antartici) mi crea grosse perplessità.

Cui Prodest?

Parlare di un meteorite che contiene dei batteri fossili , e non di un meteorite qualsiasi proveniente da Marte (anche se rimane lo stesso affascinante), mi da fa sospettare che sia stato creato un caso per spingere gli investimenti sulla ricerca spaziale e che quindi possa essere una scusa per sanare i conti della NASA ed ottenere maggiori fondi magari per altre ricerche tra cui ricerche su Marte (ma con metodi e risultati non ufficiali). Magari oltre a questo vi è la volontà di fornire con il contagocce una realtà’ che parla di una vita esistita su Marte, ma che non si e’ fermata ad i soli batteri.

Breve storia del Transistor

L’età dell’elettronica dei semiconduttori iniziò nel 1948 con l’invenzione del transistore. Tuttavia, questa era ebbe origine con il lavoro svolto in precedenza, tra il 1920 e il 1945. Durante questo periodo, lo studio delle proprietà elettromagnetiche di semiconduttori e metalli era stato per la maggior parte competenza dei fisici; notevoli contributi sono dovuti a Block, Davydov, Lark-Horowitz, Mott, Schottky, Slater, Sommerfeld, Van Vleck,, Wigner, Wilson e altri nelle università di tutto il mondo ( Slater e Sommerfeld furono insegnanti di Millman ) . Ci furono anche tentativi di fabbricare di fabbricare dispositivi elettronici a stato solido; Lillienthal e Heil, negli anni ’30 ricevettero un brevetto ciascuno per dispositivi di amplificazione a stato solido che furono i precursori del transistore a giunzione e di quello a effetto di campo MOS ( FET ). Tuttavia, questi dispositivi avevano prestazioni poco soddisfacenti; apparentemente non se ne comprendeva la necessità e , con tutta probabilità, neppure l’inventore poteva spiegare la teoria alla base del dispositivo.

Un maggiore incentivo per lo sviluppo dei dispositivi a stato solido non arrivò fino al 1945 ( i diodi a giunzione , tuttavia , vennero ampliamente usati nelle comunicazioni a microonde durante la seconda guerra mondiale.

I tubi a vuoto avevano notevoli limiti: si consumava energia anche quando non venivano usati e i filamenti si bruciavano, rendendo necessaria la sostituzione del tubo. M.J. Kelly, allora direttore della ricerca e in seguito presidente dei laboratori Bell, capì che una rete telefonica più vasta e affidabile avrebbe richiesto commutatori elettronici piuttosto che elettromeccanici e amplificatori migliori. Egli formò un gruppo di ricerca sui componenti allo stato solido comprendente fisici teorici e sperimentali, un ingegnere e un chimico fisico, il quale lavorava nel laboratorio insieme agli esperti di metallurgia. La citazione seguente è tratta dall’autorizzazione al lavoro di questo gruppo:” La ricerca compiuta in questo caso ha come scopo quello di ottenere una nuova conoscenza che possa essere utilizzata nello sviluppo di componenti e di elementi dei sistemi di comunicazione completamente nuovi e perfezionati”.

Scoperta del transistore bipolare a giunzione

Nel dicembre del 1947 fu realizzato un esperimento nel quale due sonde di filo d’oro poste l’una vicino all’altra erano pressate sulla superficie di un cristallo di Germanio. Si osservò che la tensione di uscita alla sonda “ collettore”, rispetto alla base di Germanio, era maggiore della tensione di entrata alla sonda “ emettitore”. Brattain e Bardeen si resero conto che questo era l’effetto che avevano sperato di trovare e che era nato ( l’invenzione fu annunciata durante una conferenza stampa il 30 giugno 1948 e fu relegata nelle ultime pagine dei pochi giornali che riportarono la notizia ) l’amplificatore a stato solido nella forma del transistore a punto di contatto ( J.R. Pierce , in seguito direttore dei primi progetti di comunicazione via satellite , coniò il termine “transistor” come contrazione di “transfer “ e “ resister “.Le prestazioni dei primi transistori erano erano molto scarse; essi avevano un guadagno e un’ampiezza di banda bassi, erano rumorosi e le loro caratteristiche variavano molto da dispositivo a dispositivo. Scockley, il capo gruppo, capì che le difficoltà nascevano dalle punte di contatto. Egli propose il transistore a giunzione a giunzione e sviluppò quasi immediatamente la teoria del suo funzionamento. I nuovi dispositivi facevano affidamento su portatori di carica di entrambe le polarità ( dispositivi bipolari ); i due portatori erano i famosi elettroni e altre “particelle strane”. L’ esistenza di queste particelle strane si poteva spiegare solo con la meccanica quantistica; inoltre si comportavano come se avessero carica positiva. Esse vennero chiamate “lacune” poiché rappresentavano zone del cristallo in cui mancavano gli elettroni. La teoria di Scockley prevedeva che si potessero raggiungere densità di corrente elevate applicando piccoli potenziali.

Le proprietà elettriche dei transistori si basavano su un contenuto specifico di impurezze attentamente controllato ( circa un atomo di impurezza per 100 milioni di atomi di Ge ). Di conseguenza , non si potevano costruire dispositivi affidabili se non avendo a disposizione cristalli eccezionalmente puri a cui aggiungere le necessarie impurezze. Teal, nei laboratori Bell ( 1950 ), realizzò la crescita di monocristalli di Ge avente un contenuto di impurezze minore di una parte su un miliardo. Questo risultato portò alla fabbricazione dei primi transistori a giunzione di lega. Così , 3 anni dopo la scoperta dell’amplificazione in un solido, i transistori fecero il loro ingresso sul mercato.

L’American Telephone and Telegraph ( AT &T ) , di cui i laboratori Bell sono il ramo di ricerca, prese la decisione importantissima di non tenere segrete queste scoperte. I membri del suo staff tecnico tenero simposi per condividere le loro conoscenze con i professori ( i quali ne resero partecipi i loro studenti ) e con ingegneri e scienziati di altre aziende. Vennero offerti brevetti a qualunque azienda interessata alla produzione industriale dei transistori. Le aziende che producevano i tubi a vuoto , quali RCA, Raytheon, General Electric, Westinghouse e Western Electric ( il ramo industriale della AT&T ), furono le prime a fabbricare transistori. Altre aziende esistenti e di nuova formazione che compresero il potenziale di questi dispositivi presto iniziarono a produrli.

Una di queste aziende, la Texas Instruments , nel suo nuovo laboratorio per i dispositivi a stato solido, al capo del quale era Teal , nel 1954 cominciò a produrre transistori a silicio. Il Si consentiva il funzionamento fino a 200°C ( contro il Ge a 75°C ); oggi la maggioranza schiacciante dei dispositivi a semiconduttore è fabbricata in Si.

A Bardeen, Brattain e Schickley fu assegnato il premio Nobel per la fisica nel 1956 per l’invenzione del transistor e per il loro contributo alla comprensione dei semiconduttori. Questo è stato il primo premio Nobel assegnato per un dispisitivo ingegneristico in quasi 50 anni.


( fonte : Microelettronica / Jacob Millman, Arvin Grabel )

Misure sui crop: i soliti errori

Andrea Barucci
laureando in fisica
Consulente scientifico G.A.U.S.
Prof. Andrea Perego
Dipartimento di Fisica, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze

Anche quest’anno l’Italia, come molti altri paesi, è stata investita nella stagione estiva dalla febbre dei cropcircles, ormai divenuti un fenomeno mondiale e sociale.

E puntuali come i cropcircles compaiono le teorie che cercano di spiegarne la formazione ( uomini, alieni, diavolo, la Terra stessa……..) e compaiono alcune misure tecniche eseguite da qualche ufologo. Qualcuno sembra aver capito un po’ come si fa, ma altri continuano imperterriti per la loro strada e così peggiorano la situazione invece di migliorarla.

Prendiamo ad esempio l’articolo a pagina 57 di una nota rivista, l’articolo si intitola “L’agroglifo di Pisa” ; qui mi limiterò a citare solo la parte che mi interessa (righe 24-29):

[I dati si riferiscono all’agroglifo apparso nel quartiere popolare del Cep a Pisa]

“Sono state eseguite misure per il rivelamento di presenza di radioattività o campi elettromagnetici con risultati negativi in entrambi i casi. I risultati di misurazione della radioattività, effettuata con un contatore Geiger a massima di origine russa, sono: all’interno dell’agroglifo di 3-4 microcivert, all’esterno di 7-8 microcevert, quindi all’interno stranamente inferiori. La lettura dei campi elettromagnetici effettuata con un lettore di campi elettromagnetici per campi da 50 Hz, ma in grado comunque di rilevare, anche se non in forma precisa, qualsiasi campo elettromagnetico presente ha dato un risultato dai 0,10 ai 0,20 microtesla sia all’interno che all’esterno dell’agroglifo.”

[La trascrizione è letterale, compresi gli errori]

Nonostante la buona volontà dell’inquirente i dati sono completamente inutili. Ecco il perché:

-Gli strumenti usati non sono dichiarati nell’articolo: è importante conoscere a fondo il tipo di strumento, se è tarato bene, se funziona correttamente, quali sono le sue incertezze intrinseche ( nessuno strumento ha infinita precisione!; si veda a tal proposito l’Appendice 1 e 2). Se lo strumento non è ben calibrato il numero sul display non ha nessun valore.

-Le misure sono state prese senza metodo: non si dice quali sono i punti esatti della misurazione e se la misurazione è stata ripetuta più volte nel tempo negli stessi punti per verificare eventuali discrepanze.

-Dire che la radioattività è “strana” non significa niente; bisogna prima informarsi sulla situazione idrogeologica della zona ed avere dati precedenti del terreno da confrontare con i nostri.

-Ovviamente parlare di errori nelle misure è superfluo, chi ha fatto queste misure molto probabilmente non si è neppure posto il problema.

Insomma queste misure richiedono esperienza, tempo e molto lavoro ( ecco perché esistono i fisici, “è un lavoro duro, ma qualcuno deve farlo..”).

Il “civert” o “cevert” come viene chiamato nell’articolo è in realtà il “sievert”, ed è l’unità di misura nel sistema internazionale della “DE – Dose Equivalente”.

Sarebbe stata più opportuna una misura di attività di vari campioni del terreno in modo da poter estrarre forse qualche informazione in più.

[Per una definizione di dose si veda “Introductory Nuclear Physics” di Kenneth S. Krane , pag. 184-188, “Units for measuring radiation”]

Sempre a pag. 52 dello stesso numero si legge:

[Questi dati si riferiscono al cropcircle di Desio]

“Abbiamo rilevato la presenza di campo magnetico. Mentre il terreno circostante misurava solo 0,25 microtesla ( 0,20 è ritenuto il valore standard), al centro della formazione se ne rilevavano 0,68; di per sé questa misurazione non voleva dire nulla, dato che possono sussistere molti fattori in grado di alterare convenzionalmente un campo magnetico (ad esempio, presenza di ferro nel terreno); era però curioso che i valori andassero decrescendo a mano a mano che dal centro ci si allontanava ai bordi, sino a tornare normali fuori dalla traccia; pensammo immediatamente potesse dipendere dai vicini tralicci dell’alta tensione, ma lì il campo scendeva a soli 0,38. Il geiger non rilevava presenza di radioattività;……………”

[La trascrizione è letterale, compresi gli errori]

L’ autore dell’articolo, è in questo caso astuto a dire che i dati presi non hanno molto valore; ma allora perché prenderli ?

Stiamo studiando un fenomeno fisico o facciamo gite all’aria aperta?

Non sono molto favorevole a queste “misure della domenica pomeriggio”, le misure hanno un senso solo se prese correttamente.

Come nell’altro articolo anche qui mancano completamente le indicazioni sul tipo di strumento utilizzato, sul punto della misura e le incertezze strumentali. Inoltre, poichè il campo magnetico è un vettore, sarebbe bello avere misure vettoriali e non scalari; probabilmente sto chiedendo troppo, chi ha usato quegli strumenti dubito che sappia la differenza fra vettore e scalare.

Faccio notare a margine che eseguendo qualche calcolo, ipotizzando una sorgente magnetica sferica nel vuoto è possibile ricavare il valore dell’altezza della sorgente rispetto al centro del cropcircle.

Il risultato è circa 7 m . Se si fa l’ipotesi che l’errore nella misura dei campi magnetici sia del 10% e che l’errore sulla misura delle dimensioni del crop sia trascurabile ( cosa ragionevole, visto che un errore di anche 10 cm su 20 m porta ad un errore relativo del 5 per mille, da confrontarsi con un errore intorno al 15% dovuto a B ) allora il risultato è:

H = ( 7±1 )m

Ovviamente con due sole misure (prese a caso) questo calcolo lascia il tempo che trova, è solo una verifica a posteriori per vedere se l’altezza dell’ipotetica BOL è confrontabile con quella prevista dalla teoria di Haselhoff ( circa 4 m )

A pag. 59 mi limito ad osservare che dopo tanti sforzi personali (un convegno internazionale e varie conferenze) sono (forse) riuscito a far capire che le tabelle con i risultati in percentuale devono fare il 100%, è un piccolo passo. Magari la prossima volta mi scrivono anche gli errori sulle misure ed il tipo di strumenti utilizzati, almeno mi fanno contento.

Cerchi nel grano: considerazioni
Tralasciando gli errori però ho sempre il solito dubbio: a cosa e’ dovuto il campo magnetico residuo del terreno?

-Si puo’ pensare che il campo residuo sia ancora proporzionale a quello di magnetizzazione dovuto alla sfera luminosa……………….

L’immagine a lato mostra la presenza di materiale ferromagnetico nel terreno di un cerchio nel grano: The left photo is of soil inside the formation which shows a HIGH MAGNETIC RESPONSE; complete, multi layer coverage of the probe. The right photo is of soil outside the formation used as a control showing a low magnetic response; demonstrating incomplete coverage of the magnet.

– il calcolo dei metri e’ esatto a partire dalla condizione che il campo magnetico, o comunque il suo effetto (vedi sotto) vada come 1/r da una sorgente concentrata.

– quella che si misura nel crop, ammettendo che vi sia stato un effetto, e’ la magnetizzazione *residua* lasciata dall’eventuale campo applicato durante la produzione del cerchio, o cosi’ come “ricordino alieno”. Non so se quello che propongo e’ l’unico modello possibile, ma mi viene da pensare che possa essere dovuta alla magnetizzazione di particelle ferromagnetiche presenti nel terreno. Su questa ipotesi, si puo’ pensare che:

a- il campo residuo misurato macroscopicamente sia dovuto alla somma di innumerevoli dipoli piu’ o meno orientati nella stessa direzione (in un dato punto). Questo implica che l’effetto risultante puo’ dipendere piu’ dalla concentrazione di materiale ferromagnetico nel terreno vicino che dall’intensita’ di magnetizzazione dei singoli dipoli.

Bisogna poi tener presente che ogni dipolo ha un punto di saturazione, oltre il quale non va. Se il campo applicato era abbastanza forte, puo’ essere che praticamente tutti i dipoli siano stati portati alla saturazione, indipendentemente dalla distanza dalla “sorgente”.
Alternativamente, si potrebbe pensare a un apporto di nuovo materiale da parte dell’entita’ generatice, eventualmente poi magnetizzato dalla stessa in modo spazialmente coerente, ma mi sembra piu’ improbabile.

b- per avere una magnetizzazione come sopra, occorre un campo magnetico costante nel tempo, mentre qualsiasi fenomeno oscillatorio (onde e.m.) tenderebbe a lasciare un effetto mediamente nullo, anzi, eventualmente a diminuire una eventuale magnetizzazione preesistente. Pensa addirittura che per *smagnetizzare* le testine dei registratori vi si avvicina un elettromagnete alimentato a 50Hz e quindi lo si allontana lentamente.

– per quanto riguarda la misura delle radiazioni, mi viene da pensare che andando con un geiger sul posto si misurano anche (e forse soprattutto) i raggi cosmici. Si puo’ dire qualcosa qualitativamente se la radiazione aumenta significativamente avvicinando il geiger al terreno, per quanto anche questo discorso dipenda molto dal modello che si fa per l’attivazione radioattiva del terreno e la sua distribuzione spaziale. Una misura di radioattivita’ del terreno si puo’ fare con *campioni* standardizzati in una geometria costante e soprattutto sottraendo il fondo dovuto alle altre fonti di radiazione (cosmici, Potassio 40 dei muri, ecc.).

E’ chiaro pero’ che in questo modo, ipoteticamente, si potrebbe prendere un campione inattivo tralasciando una zona completamente diversa pochi centimetri piu’ in la’.

Sono inoltre stato colto da un dubbio piu’ logico che pratico, ma comunque non trascurabile:

e’ chiaro che dove alla piegatura delle spighe si accompagnano altre “anomalie” varie cresce la probabilita’ (?) che gli autori del cerchio possano essere entita’/forze diverse da uno o piu’ esemplari di “homo sapiens sapiens” in vena di scherzi; tuttavia, per pura logica, non e’ da escludersi che gli alieni del pianeta Caracallo si facciano punto d’onore proprio di disegnare i cerchi senza lasciare altre tracce, a differenza delle nubi intelligenti di Talos IV….mi ricorda un film di fantascienza anni ‘ 50 in cui un personaggio si meravigliava del fatto che il disco volante caduto sulla Terra non fosse “neppure radioattivo”.

Perché dunque le “anomalie” dovrebbero essere per forza sintomo di “alieno”?

Andrea Barucci

Sedna vs Nibiru

di A.Barucci

Introduzione:

Questa ricerca nasce con l’intento di fare chiarezza sulle attuali ipotesi circa l’esistenza del decimo pianeta. L’idea è fare un confronto fra cosa sappiamo oggi a livello astrofisico circa eventuali pianeti ancora da scoprire e cosa sapevano le popolazioni antiche.

Capitolo 1: La scoperta di Sedna

Il 15 marzo 2004 astronomi del Caltech, Gemini Observatory, e Yale University annunciano la scoperta del più freddo e più distante oggetto conosciuto orbitare attorno al Sole. L’oggetto è stato trovato ad una distanza dal Sole 90 volte più grande della Terra, circa 3 volte più distante di Plutone, il pianeta più distante attualmente conosciuto.

La scoperta è stata fatta dal Samuel Oschin Telescope presso l’osservatorio di Monte Palomar ( San Diego ) il 14 Novembre 2003 dal team di Mike Brown (Caltech),Chad Trujillo (Gemini Observatory) and David Rabinowitz (Yale).

A causa della sua temperatura estremamente fredda, il team ha proposto che l’oggetto prendesse il nome Sedna, in onore della dea Inuit del mare e di tutte le sue creature. Ufficialmente, l’oggetto è correntemente conosciuto agli astronomi come 2003VB12, basato sul giorno della sua scoperta.

Quanto è distante Sedna?

Sedna è l’oggetto del sistema solare più distante mai scoperto. E’ due volte più lontano dal Sole di qualunque altro oggetto del sistema solare e tre volte più lontano di Plutone e Nettuno. Dalla superficie di Sedna è possibile eclissare il disco solare semplicemente con la punta di uno spillo tenuto a distanza di braccio.

Ancora più interessante è la sua orbita, estremamente ellittica, in contrasto con quelle di tutti I pianeti più vicini, il che porta Sedna ad avere un periodo di rivoluzione attorno al Sole di 10.500 anni.

Cos’è la Nube di Oort e qual’è il suo legame con Sedna?

La nube di Oort è un ipotetico guscio di proto-comete ghiacciate sperdute in orbite attorno al Sole che si estendono per una distanza di quasi 2 anniluce. Occasionalmente, passaggi di stelle causano un piccolo cambio nell’orbita di una di queste proto-comete immettendole su orbite che passano per il sistema solare interno, dove noi le vediamo come comete. Sebbene dunque la nube di Oort non sia mai stata vista direttamente, le comete che noi possiamo vedere sono una forte evidenza della sua esistenza. Osservando l’orbita di Sedna si nota tuttavia che la sua orbita è molto più interna rispetto a dove crediamo stia la nube di Oort. Allora ci chiediamo se Sedna fa parte della nube o no. Con la scoperta di Sedna si pensa che la nube interna sia molto più vicina al Sole di quanto pensavamo prima.

Questa nube di Oort interna si è formata nella stessa maniera della prima conosciuta nube di Oort esterna.

Nel sistema solare primordiale molti oggetti orbitavano intorno al Sole, I quali di tanto in tanto prendevano dei colpi di “fionda” in seguito all’incontro con i pianeti. Come questi oggetti viaggiavano lontano e ancora più lontano dal Sole le loro orbite venivano modificate dalle stelle distanti, venendo rallentate e rimanendo agganciate gravitazionalmente al Sole. Sedna ha subito probabilmente un destino analogo, eccetto per il fatto che le stelle che ne hanno deviato l’orbita deve essere stata molto vicina. Per questo si ritiene adesso che il Sole si è formato insieme con altre stelle.

Quanto è grande Sedna?

Nelle immagini della scoperta è visibile solo un punto luminoso. E’ impossibile misurare la grandezza di Sedna da questo punto luminoso. La luce che noi vediamo ha viaggiato dal Sole, è stata riflessa dalla superficie di Sedna, ed è tornata indietro fino a noi; così un piccolo oggetto ghiacciato ed un grande oggetto coperto di carbone, per esempio, avrebbero la stessa luminosità nell’immagine della scoperta, poiché entrambi gli oggetti riflettono la stessa quantità di luce.

E’ possibile misurare la grandezza di Sedna usando un telescopio termico, il quale misura il calore che proviene dalla sua superficie. Noi sappiamo da altre misure quanto è distante Sedna, perciò sappiamo che la sua temperatura è -240°C . Un oggetto largo di quella temperatura darà molto più calore di un oggetto piccolo di quella temperatura. Tramite i telescopi IRAM e Spitzer, i quali non hanno visto Sedna , è stato così possibile stimare un diametro massimo di 1.800 Km , circa a metà strada fra Plutone e l’oggetto conosciuto più largo della fascia di Kuiper Quaoar. Poiché l’oggetto ha mostrato caratteristiche peculiari la stima potrebbe essere sbagliata, e risultare più piccolo.

Sedna è un pianeta?
Gli astronomi sono stati incapaci di mettersi d’accordo su una definizione di pianeta. E’ raro per gli scienziati dover definire una parola che già esiste nel linguaggio comune e che ognuno di noi dalle scuole elementari in poi già conosce. Com’è possibile dunque dare una definizione scientifica di tale parola?

In tali casi è importante essere legati sia alla descrizione storica e popolare, sia essere scientificamente accurati. Ci sono 4 idee per la definizione di pianeta:

  • Puramente storica: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone sono pianeti. Niente altro nel sistema solare è un pianeta. Questa definizione è storicamente valida, ma fallisce miseramente sotto il lato scientifico. Cosa succede se un oggetto più grande di Plutone è scoperto? Cos’è lui? Perché plutone è un pianeta mentre un oggetto ¾ della sua grandezza come Sedna non lo è? Questa definizione è completamente mancante da un punto di vista scientifico, rendendo la parola “pianeta” senza utilità per una descrizione scientifica.

  • Historical plus: da Mercurio fino a Plutone sono pianeti, come lo è qualunque altro oggetto più grande di Plutone. Questa è probabilmente la definizione colloquiale più comunemente accettata in tutto il mondo. Infatti, se Sedna fosse stato più grande di Plutone, molti lo avrebbero chiamato decimo pianeta. Questa definizione, come la precedente, è storicamente consistente, ma ancora fallisce il test scientifico. Perché Plutone è il limite di grandezza? C’è realmente una differenza in grandezza fra Plutone e Sedna e Quasar tale che uno si chiami pianeta e gli altri no? La risposta rimane un risonante no.

    · Gravitational rounding: Qualunque oggetto il quale è rotondo a causa della propria gravità e orbita attorno al Sole è un pianeta. Questa definizione è molto differente! E’ strettamente scientifica, sebbene sia valida anche storicamente poiché ogni oggetto che noi chiamiamo pianeta è rotondo a causa della propria gravità. Più importante (e per una completa coincidenza) la linea di divisione fra oggetti che sono tondi e quelli che non lo sono è alcune volte più piccola della grandezza di Plutone. Così perché non prendere vantaggio da questa coincidenza e semplicemente definire pianeta essere un oggetto il quale è rotondo? Per fare questo dobbiamo includere vari altri oggetti nella classe pianeta. Sedna, Quaoar, l’asteroide Ceres, e probabilmente una dozzina di oggetti della fascia di Kuiper sono probabilmente tondi, e quindi per la nostra definizione pianeti. Ma queste addizioni sono probabilmente solo un piccolo prezzo da pagare per una definizione la quale resta un solido principio fisico. Sfortunatamente questa definizione fallisce completamente il controllo storico. Infatti il fatto di essere rotondo o no non è mai stato di interesse nella definizione storica di pianeta. Ceres fu inizialmente noto come pianeta non perché fosse tondo, ma perché era l’unico oggetto di orbita nota fra Marte e Giove; quando altri oggetti di approssimativamente la stessa dimensione furono scoperti in quella regione allora si pensò di chiamare quella zona Fascia degli Asteroidi. La rotondità è un importante proprietà fisica, e la gravità è la forza dominante nel sistema solare, così probabilmente è importante avere una parola speciale la quale descrive la classe di oggetti del sistema solare che sono tondi. Ma semplicemente perché tutti i pianeti storici sono rotondi non significa che è buona scienza definire tutti gli oggetti rotondi pianeti. Un idea migliore è usare una parola diversa per descrivere questi oggetti: Planetoide, oggetto rotondo in orbita solare. Tutti i pianeti sono planetoidi, ma non tutti i planetoidi sono pianeti.

    · Classificazione popolare: questa definizione richiede una piccola introduzione sul sistema solare, ma, alla fine, guida alla più soddisfacente definizione di Pianeta. Il sistema solare, per sua stessa natura, divide se stesso in oggetti rotondi ed oggetti non rotondi ed anche in oggetti solitari e membri di popolazioni. L’esempio meglio conosciuto di popolazione è la fascia degli asteroidi. E’ chiamata popolazione perché quella regione di spazio contiene oggetti con un range continuo di dimensioni da moderatamente grandi ( Ceres ) ad una manciata appena più piccoli ( Vesta, Pallas, Hermione) fino a un gran numero di oggetti estremamente piccoli ( rocce, polvere ). Gli oggetti solitari sono molto diversi. In quella regione di spazio ci sono solamente loro ed una manciata di molto più piccoli oggetti, con una oscillazione in grandezza non continua. Facciamo un esempio: Ceres, l’asteroide più grande, ha un diametro di 900 Km ; l’asteroide più grande successivo, Pallas, ha un diametro di 520 Km , dopodichè c’è Vesta a 500 Km , e Hygeia a 430 Km , e la lista continua scendendo in dimensioni. Il salto in dimensione fra asteroidi non è mai più di un fattore 2. In contrasto, la Terra ha un diametro di circa 12.000 Km , mentre l’oggetto più grande in vicinanza della Terra, l’asteroide Ganymed, ha un diametro di circa 41 Km , 300 volte più piccolo! Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono tutti oggetti singoli in base a questa definizione. Plutone e Quasar non lo sono. Plutone è chiaramente un membro della fascia di Kuiper, visto che ci sono oggetti nelle vicinanze appena più piccoli (Quaoar, 2004 DW, Veruna), e un numero più largo di oggetti ancora più piccoli di quest’ultimi, e così via.

    · E Sedna ? Sedna è attualmente il solo oggetto conosciuto con quell’orbita ed orbite limitrofe, ma c’è il forte sospetto da parte degli astronomi altri oggetti verranno trovati con il tempo. E’ quindi ragionevole classificare sedna come membro della popolazione degli oggetti della Nube di Oort interna piuttosto che come oggetto solitario.

    Quanto bene è nota l’orbita di Sedna?

    L’orbita è nota abbastanza bene. Infatti dopo la sua scoperta nel Novembre 2003 , ricercando negli archivi è stato possibile tracciare la sua orbita indietro fino al 2001. Il perelio è stimato a 76 UA con errore di 7 UA. Naturalmente la conoscenza dell’orbita migliorerà con le future osservazioni.

    Sedna è un oggetto della fascia di Kuiper?

    No, poiché Sedna non entra mai nella regione della fascia di Kuiper. La fascia di Kuiper è una fascia di asteroidi appena oltre l’orbita di Nettuno. Ci sono fortissime evidenze sperimentali che mostrano che il suo bordo esterno è estremamente netto e si trova a 50 UA. Sedna non si avvicina mai più di 76 UA.. Ci sono oggetti KBO ( Kuiper belt object, oggetti della fascia di Kuiper 9 che vanno molto lontano dal Sole, esattamente come Sedna, ma tutti loro hanno perelio a circa 35-45 UA. Sedna è speciale. E’ possibile che l’orbita di Sedna abbia questa forma a causa di un oggetto, di dimensioni paragonabili a quelle di Marte o più, con orbita circolare a circa 70 UA. Secondo gli astronomi se esistesse sarebbe già stato scoperto, sebbene ammettano che non tutte le zone di cielo sono state esplorate sufficientemente.

    Come è stato scoperto Sedna?

    Questi oggetti appartengono al sistema solare più esterno e sono molto difficili da individuare. La tecnica è quella di fare tre foto di una piccola regione di cielo a distanza di un certo tempo ( 3 ore nel caso di Sedna ) e vedere se qualcosa si è mosso. I miliardi di stelle e galassie appaiono stazionarie nel cielo, mentre satelliti, pianeti, asteroidi, e comete appaiono muoversi. Oggetti che appartengono alla nube di Oort sono molto distanti e quindi il loro movimento è quasi impercettibile. Il telescopio utilizzato è il Samuel Oschin Telescop a Monte Palomar. L’area di cielo analizzata è grande quanto una capocchia di spillo tenuta a distanza di braccio; casualmente questa grandezza è anche quella con cui Sedna vede il Sole.

    Quanto è brillante Sedna?
    Sedna è attualmente circa di magnitudine 20,5 ( all’afelio sarà probabilmente di magnitudine 30!), considerevolmente più debole che 2004 DW e Quaoar. E’ oltre il potere di tutti i telescopi amatoriali. Nel marzo 2004 si trovava praticamente sotto Marte, formando un triangolo con il più brillante Venere.

    Di cosa è fatto?
    Non lo sappiamo. Poiché la superficie è relativamente brillante, dalle osservazioni termiche, ci aspetteremmo che Sedna avesse ghiaccio d’acqua o metano , come Plutone e Caronte ( satellite maggiore di Plutone). Osservazioni dal Gemini Telescope e Keck Telescope suggeriscono però che questo non è vero. Dalle osservazioni con 1, e m Smarts telescope in Chile, sappiamo che Sedna è uno degli oggetti più rossi del sistema solare, quasi rosso quanto Marte. Perché ?
    Per il momento non abbiamo risposta.

    Risp: e se Sedna fosse un pezzo di Marte, il famoso pezzo originatesi con lo scontro avvenuto miliardi di anni fa.

    La luna di Sedna.

    Quando fu dato l’annuncio della scoperta di Sedna, insieme fu anche detto che era molto probabile che Sedna avesse una luna. Tuttavia il telescopio Hubble non è riuscito per il momento ad individuarla.
    L’idea della luna è nata dal fatto che le osservazioni mostravano una variazione della luminosità con periodicità di 20 giorni. Si crede che questa variazione di luminosità sia dovuta alla diversa composizione del suolo di Sedna.
    Molti pianeti e asteroidi ruotano molto più velocemente. La Terra ruota in 24 ore, Giove e Saturno in circa 10 ore, molti asteroidi in poche ore. Perché Sedna è così differente ?
    Per rispondere pensiamo a Plutone, il quale ha un’ inusuale lenta rotazione di 6 giorni. Per molti anni questo moto lento fu un mistero, finchè fu capito che Plutone aveva un grande satellite, Caronte, il quale ruota attorno a Plutone in 6 giorni. Il processo fisico per il quale il moto di rotazione di un pianeta tende a sincronizzarsi con il moto di rivoluzione del satellite maggiore è oggi ben capito e studiato ( per la Luna e la Terra avviene la stessa cosa!). Quindi Plutone è stato rallentato da Caronte.
    Lo stesso ragionamento si può pensare di applicarlo a Sedna. Se Sedna ha un grande satellite il quale rivolve in 20 giorni allora è spiegato il lento periodo di rotazione.

    Tuttavia abbiamo detto che Hubble non ha visto la luna, allora ?

    Ci sono 4 possibilità per il quale non possiamo vedere la luna:

    1. Probabilmente siamo sfortunati e non siamo mai riusciti a vederla perché era sempre nascosta da Sedna. Sebbene ci sia una bassa probabilità che questo sia vero, però non possiamo escluderlo.

    2. La luna è più debole di quanto ci aspettiamo, cioè sebbene sia di notevoli dimensioni, ha una superficie scura che la rende invisibile ad Hubble.

    3. La luna non c’è più: è possibile che la luna ci fosse tempo fa, ne abbia rallentato il moto e poi sia scomparsa a causa di un impatto con un altro asteroide, oppure sia stata strappata via dall’influenza gravitazionale di qualche altro oggetto. Questa ipotesi è poco probabile.

    4. Le misure fatte sono ingannevoli e ci hanno condotto a conclusioni errate. Ci sono 2 modi in cui questo può succedere:

    · La brillanza o la debolezza che abbiamo pensato di attribuire a Sedna non sono reali. Le misure scientifiche non sono mai perfette, e può essere successo che delle imprecisioni di misura hanno portato a fare delle misure errate del periodo di rotazione di Sedna. Gli astronomi ritengono che la possibilità che questo accada è circa 1 a 20.

    · Le misure sono buone, ma è stato preso un abbaglio. Immaginiamo di guardare un orologio ogni 25 ore: il primo giorno vediamo mezzogiorno, il secondo le una, il terzo le due, ecc. Siamo così portati a pensare che l’orologio si muove di solo un’ora ogni 25 ore. Probabilmente la stessa cosa è successa con Sedna: le nostre misure sono fatte approssimativamente ogni 24 ore, così se Sedna ruota ogni 25 ore, ogni volta che la guardiamo appare ruotata solo di un pezzettino, e noi pensiamo che impiega 24 giorni per ruotare. Sicuramente misurazioni successive chiariranno la situazione.

    Ci sono altri oggetti come Sedna?

    E’ molto probabile che esistano altri oggetti della nube di Oort interna. La regione di cielo coperta finora è piccolissima, inoltre l’orbita di questi oggetti li tiene lontani dal Sole , e quindi invisibili alle nostre tecnologie attuali, per molto tempo.

    Perché è stato chiamato Sedna?
    2003VB12 è il nome ufficiale temporaneo della International Astronomical Union (IAU) Minor Placet Center , basato sull’anno (2003) e la data ( 14 Novembre= 22-esima quindicina dell’anno, quindi V; B12 in base all’annuncio della scoperta) della scoperta. Quando l’orbita sarà conosciuta bene allora è molto probabile che venga ufficializzato il nome Sedna. Sedna è il nome della divinità Inuit, la dea del mare, la quale è ritenuta vivere nelle profondità dell’ oceano artico. Quale miglior nome per l’oggetto più freddo e distante attualmente conosciuto?

LO STUDIO DEI CROPCIRCLES

 

 

Nell’ultimo periodo di tempo, anche grazie agli ultimi cerchi apparsi in tutta Italia, si e’ parlato molto dei cropcircles.

Mi sembra giunto il momento di fare un minimo di chiarezza.

Per prima cosa chiariamo la faccenda dell’allungamento dei nodi .
Allungamento della spiga dovuto al gravitropismo.

L’allungamento dei nodi a cui fa riferimento il dott. Haselhoff nel suo libro non ha niente a che vedere con il noto fenomeno del gravitropismo, ossia la tendenza spontanea delle piante schiacciate a curvare i nodi verso l’alto.
La foto sopra e quelle sottostanti mostrano proprio tale fenomeno.

Haselhoff e Levengood hanno ipotizzato che l’allungamento dei nodi sia dovuto al riscaldamento, con conseguente dilatazionedelle cellule, provocato da microonde emesse da una sorgente elettromagnetica.
I dati sperimentali confermano che l’allungamento dei nodi nella formazione varia con la distanza dal centro, il che fa presupporre ad una sorgente posizionata al centro della formazione.

L’allungamento e’ maggiore al centro e poi decresce con il quadrato della distanza dal centro, fino a diventare pari a quello del grano fuori dalla formazione.

Dalla misura dell’allungamento dei nodi all’interno della formazione e in particolare da come variano con l’angolo e la distanza e’ possibile risalire all’andamento dell’intensita’ della radiazione emessa e quindi al tipo di sorgente e.m. che ha provocato tale allungamento.

Uno dei punti cruciali in tale approccio e’ stabilire la relazione che lega l’intensita’ della radiazione con gli effetti sul grano.

Il dott. Haselhoff ha assunto tale relazione essere lineare, ma questo e’ solo una prima approssimazione.

Infatti tali relazioni sono molto spesso complicate e tutt’altro che lineari

Le altre “anomalie” riscontrate sono la presenza di insetti morti attaccati alle spighe e la presenza di sfere di SiO2 sul grano, la cui formazione puo’ avvenire solo con un forte riscaldamento.

Molti tendono a giudicare ” l’ autenticita’ di una formazione in base al disegno piu’ o meno complicato , il che non e’ oggettivo.

Abbiamo molti esempi di formazioni complesse fatte dai circlemakers

Per quanto mi riguarda l’autenticita’ di un cerchio deve essere verificata in base a dati scientifici ben misurabili e non solo dalla bellezza o dalla suggestione che un cropcircle puo’ dare.

Come si riconosce una formazione autentica, ammettendo che esista ?

Sicuramente l’allungamento dei nodi in modo anomalo rispetto al terreno circostante e’ un buon indizio, la presenza di mosche morte attaccate alla spiga per il rostro ne e’ un altro.

Ho sentito spesso parlare di anomalie nella radioattivita’ naturale, vorrei capire perche’ dovrebbero esserci tali anomalie; perche’ in un cropcircle la radioattivita’ deve essere diversa?

Ma anche se misure rivelassero un effettiva presenza anomala (?) di radioattivita’ naturale bisogna capire se e’ dovuta a processi naturali o ad altro.

Si parla anche dei disturbi elettromagnetici presenti solo all’interno della formazione, anche in questo caso valgono i discorsi fatti per la radioattivita’.

(Le immagini sono riprese dal libro ” La natura complessa dei cerchi nel grano ” del dott. Haselhoff)

A.B

ABDUCTIONS: UN’ENIGMATICA SPADA DI DAMOCLE SUL PIANETA TERRA

Il termine abduction, divenuto di uso comune tra gli addetti ai lavori per designare una peculiare variante limite di contatto o incontro ravvicinato del quarto tipo (IR4), ha origine etimologica dal verbo inglese to abduct che significa rapire e si riferisce all’apparente prelievo di soggetti umani di entrambi i generi e di età estremamente variabile ad opera di presunte entità umanoidi di natura aliena.
La problematica delle abductions costituisce senza ombra di dubbio la più scabrosa, complessa ed ingannevole tematica dell’ufologia e troppo pochi sono i ricercatori del settore che attualmente possiedono i giusti requisiti per poter investigare con rigore scientifico tale tematica ed ancora meno quelli che dispongono della chiave interpretativa che consentirà loro di decodificare il mistero che la circonda. In genere a chi mi domanda quale sia la mia opinione in merito, replico di diffidare degli ufologi che asseriscono con disarmante ed ingiustificata sicurezza che le abductions siano di matrice aliena, militare o d’Intelligence, in quanto non vi sono elementi oggettivi probanti che suffraghino tale asserzione bensì solo prove circostanziali, alcune delle quali, talvolta, estremamente significative.
L’attuale impossibilità di stabilire la reale natura delle abductions è imputabile al fatto che i presunti addotti raramente richiamano alla memoria, in stato di coscienza vigile, le esperienze vissute, in quanto, secondo recenti studi condotti da alcuni ricercatori del settore, sembrerebbe che il ricordo della finestra temporale in cui ha avuto luogo la presunta abduction venga artificialmente inibito grazie alla creazione artefattuale di una lacuna nella regione della griglia mnemonica occupata da tale ricordo. Tale lacuna verrebbe prontamente colmata da una sorta di puzzle mnemonico costituito da una costellazione di frammenti di ricordi o di interi ricordi reali, riferiti però a situazioni ed eventi occorsi in momenti diversi della vita dei presunti addotti e tra loro fusi in una illusoria sequenza cronologica in modo da creare delle solide strutture mnemomimetiche assolutamente reali e veritiere, le quali a loro volta si sovrapporrebbero alla memoria dell’esperienza del supposto rapimento. L’unico strumento investigativo che i ricercatori del settore hanno a disposizione per penetrare attraverso le strutture mnemomimetiche e sondare così i reali ricordi dell’esperienza di presunta abduction consiste nell’indurre il soggetto in un peculiare stato di coscienza alterata di natura ipnotica, detto regressione ipnotica e bypassando i falsi ricordi, nell’analizzare, stabilendone la reale natura, quelli realmente relati all’esperienza succitata. Il motivo per cui risulta estremamente complesso fornire risposte esatte a questa inquietante ed inesplicabile fenomenologia ufologica risiede nel fatto che, nonostante la regressione ipnotica costituisca a tutt’oggi l’unico strumento d’indagine relativamente efficace con cui indagare simili casi, essa non è del tutto attendibile scientificamente in quanto le informazioni ottenute grazie a tale metodica psicodiagnostica non possono rappresentare in alcun modo elementi oggettivi probanti. Sui ricordi reali del soggetto, difatti, si innestano inevitabilmente fantasie e desideri inconsci che compromettono ineluttabilmente la credibilità del resoconto testimoniale rilasciato agli inquirenti sotto regressione ipnotica. E’ altresì estremamente arduo tracciare un netto confine che separi i ricordi reali riferiti all’esperienza di presunta abduction dalle fantasie e dai desideri del soggetto, per cui i risultati ottenuti grazie all’ipnosi regressiva costituiscono nel loro complesso solo una prova indiziaria. I presupposti perché le informazioni ricavate dalla regressione ipnotica possano essere considerate e trattate come elementi non oggettivi ma probanti con valenza circostanziale consistono nella ricorrenza, in differenti casi di presunta abduction, di determinati elementi e nella similitudine dei contesti ambientali, situazionali ed esperienziali nei quali essi sono contenuti.
Il primo caso ufficiale di presunta abduction vide protagonisti, loro malgrado, i coniugi Barney e Betty Hill, il 19 Settembre 1961, tuttavia la casistica ufologica specializzata annovera alcuni misconosciuti supposti rapimenti verificatisi negli anni precedenti, quale quello occorso all’agricoltore brasiliano Antonio Villas Boas il 15 Ottobre 1957. Dopo essere stato presumibilmente prelevato da A.L.F.s (Alien Life Form: Forma di Vita Aliena) della tipologia extraterrestre dei Grigi, l’attonito contadino dichiarò di avere vissuto un’esperienza di esogamia o incontro ravvicinato del quinto tipo (IR5) con una sensuale “ragazza”, probabilmente un ibrido umano-alieno, dai lunghi capelli biondi quasi bianchi, sciolti sulle spalle e con occhi azzurri molto obliqui di taglio tipicamente orientale.
Dagli studi che abbiamo condotto sulla tematica in oggetto è emersa, purtroppo, una sola certezza e cioè che i presunti addotti, di cui sia stata verificata l’onestà testimoniale e la sanità mentale mediante la somministrazione di una determinata batteria di test psicodiagnostici, hanno indubbiamente vissuto un’esperienza fisica, quindi oggettiva, che per taluni è risultata essere estremamente traumatica tanto da comprometterne definitivamente l’equilibrio psicofisico. Tale asserzione è motivata da un elemento oggettivo probante reale e da uno “virtuale”: il primo consiste nella frequente comparsa di inesplicabili cicatrici o “marchi” sul corpo di un’elevata percentuale di presunti addotti ed il secondo è costituito dai microimpianti intracorporei.
La presenza di cicatrici, apodittiche formazioni connettivo-fibrose di riparazione circoscritte, tutte estremamente simili tra loro e differenziate in tipologie morfo-strutturali ben definite, induce a ritenere che i soggetti presumibilmente prelevati vengano sottoposti ad una serie di esami biomedici e/o interventi chirurgici di significato ignoto e dalla tecnologia medica estremamente sofisticata. Uno di questi “marchi”, localizzato sulla gamba sinistra subito al di sotto del ginocchio e di forma sovente triangolare, sembrerebbe essere riconducibile ad una sorta di B.OM (Biopsia Osteo-Midollare) cioè di un prelievo profondo di un campione tissutale osseo e midollare. La cicatrice più ricorrente e comune consiste comunque in una depressione circolare di ridotte dimensioni, larga quanto l’unghia di un pollice, detta “a cucchiaio” mentre una terza tipologia consiste in una lesione cutanea cicatriziale diritta, di lunghezza variabile da 2 cm a 10 cm, apparentemente riconducibile ad un’incisione estremamente precisa, simile a quelle effettuate da un laser chirurgico. Vi sono infine cicatrici che si presentano come mere contusioni tra cui ve ne sono alcune, quali quelle localizzate a livello della faccia mediale delle cosce di soggetti presunti addotti di genere femminile, che presentano delle similitudini con i segni provocati da una sorta di divaricatore ginecologico. La ricorrenza della comparsa di lesioni cutanee cicatriziali in differenti soggetti presunti addotti, i quali dichiarano fermamente di non ricordarsi con quali modalità ed in quali circostanze se le sono procurate e di non essere mai stati sottoposti ad alcun intervento chirurgico, costituisce quindi un significativo elemento oggettivo probante non solo l’oggettività ma anche la traumaticità delle presunte abductions, esperienze queste indubbiamente anomale e non convenzionali che assumono apparentemente i connotati contestuali ed operativi di un prelievo forzato ad opera di presenze non definite e che, in ragione di ciò, la grande maggioranza dei ricercatori del settore interpreta e considera come effettivi rapimenti.
L’elemento oggettivo probante “virtuale” è costituito invece dai cosiddetti microimpianti ossia C.E. (Corpi Estranei) di ridotte dimensioni, variabili da 0.5-0.7 mm a 7-10 mm e di natura metallica, ceramica o polimerica, la cui presenza viene sovente suggerita dallo stesso soggetto presunto addotto impiantato sotto regressione ipnotica e successivamente confermata da esami diagnostici radiologici quali i raggi X, la T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) e l’N.M.R (Nuclear Magnetic Resonance: risonanza magnetica nucleare). La presunta esistenza dei microimpianti intracorporei potrebbe avere una duplice funzione: localizzare in ogni istante del giorno e della notte ed ovunque il soggetto presunto addotto impiantato al fine di prelevarlo ripetutamente (i cosiddetti repeaters) ed interferire con le funzioni del S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale) e del sistema neurovegetativo, determinando così una serie di bioeffetti inclusi in un’ampia e complessa costellazione sintomatologica nota agli addetti ai lavori come Sindrome di D.I.A.N.A. (Delirio Individuale da Aggressione Notturna Aliena), sintomatologia che caratterizza entrambe le modalità di abduction (Bedroom Invaders e Teleportation). L’apparentemente contraddittoria valenza virtuale dell’elemento oggettivo probante costituito dai microimpianti è dovuta al fatto che nessuno di noi ne ha mai realmente visto o posseduto uno e nonostante vi siano alcuni studiosi che sostengono tenacemente di averli visti o addirittura di averne disposto per un limitato periodo di tempo ed altri che li ostentano, non senza una punta di sospetto orgoglio, in occasione di convegni nazionali e di simposi internazionali, tutti i tentativi da noi effettuati fino ad ora per ottenere una conferma della loro effettiva esistenza direttamente dai suddetti ricercatori sono stati vani, ergo chiunque si poni di fronte ad un fenomeno inesplicabile, quale quello rappresentato dai microimpianti intracorporei, con la ferma intenzione di studiarlo scientificamente dovrebbe dedurre che quest’ultimi appartengono solo al fantasioso mondo dell’immaginario ufologico. L’esistenza virtuale dei microimpianti potrebbe assumere connotati di reale oggettività se si riuscisse a dimostrare, paradossalmente, che tali dispositivi di T.I.M. (Tecnologia Impiantistica Miniaturizzata), anche se non esistessero, potrebbero esistere, in quanto significherebbe che la tecnologia ingegneristica grazie alla quale essi vengono realizzati e sono funzionali è attuabile, se non nel contesto strutturale e funzionale dei microimpianti stessi, in una cornice contestuale che non obblighi l’utilizzo di elementi strutturali intracorporei.

Nello studio che sto attualmente conducendo sulla presunta T.I.M. e di cui tra qualche mese sarà a disposizione la prima parte a beneficio di tutti i visitatori del nostro sito web, esplicherò in linea teorica, pur sforzandomi di mantenere un atteggiamento di sana e prudente obiettività scientifica, in quali termini a tutt’oggi potrebbe essere possibile realizzare una tecnologia che determini i medesimi effetti di quelli presumibilmente attribuiti alla T.I.M., senza tuttavia la necessità di utilizzare i microimpianti.

Dott. Martin K. Jones

Note:

Esogamia: uno o più rapporti sessuali completi consumati tra un soggetto umano ed uno o più A.L.F.s intelligenti e di morfologia umanoide.

Bedroom Invaders: estemporanea comparsa di presunte A.L.F.s intelligenti e di morfologia umanoide nella camera da letto di soggetti umani e successivo prelievo di quest’ultimi dal proprio letto ad opera dei primi.

Teleportation: prelievo di soggetti umani dall’abitacolo della propria vettura in movimento o a motore spento ad opera di presunte A.L.F.s intelligenti, soggetti che, dopo un caratteristico “missing time” (tempo mancante o vuoto temporale) di durata temporale variabile, si ritrovano di nuovo ed inesplicabilmente all’interno del proprio veicolo, nello stesso luogo dal quale sono stati prelevati o in località diverse distanti decine o addirittura centinaia di chilometri.